Sai Baba sul dolore

Una trentina di anni fa, mentre mi muovevo nella vita su posizioni del tutto agnostiche, accettai di accompagnare un’amica da un medium. Mi dissi che lo facevo per curiosità ma, col senno di poi, valutando l’impatto trasformativo che questo avvenimento ha avuto su di me, direi piuttosto che si è trattato di  dar retta ad un richiamo dell’anima. Da lì, infatti, ha avuto inizio il mio percorso spirituale. Durante l’incontro i presenti chiesero di parlare con Sai Baba, personaggio che io non avevo mai nemmeno sentito nominare, il cui arrivo nella stanza, in forma incorporea, ma palpabile, portò con sé una innegabile energia d’amore.

Il discorso che segue, sulla funzione del dolore nella vita, è un regalo che Egli fece proprio a me, anche se non avevo aperto bocca per chiedere alcunché. Chiaramente Lui sapeva che ciò che mi teneva lontana da una visione teistica della vita era proprio il problema del dolore. Secondo il mio modo di vedere dell’epoca, infatti, una divinità che permetteva tutto il dolore esistente al mondo era ingiusta e malvagia.

Le parole di Baba sull’argomento cominciarono ad illuminare la mia coscienza.

Poiché registrai l’incontro, sono in grado oggi di girare questo regalo a chi legge queste pagine. Mi riferisco solo al discorso sulla funzione del dolore, naturalmente.

Nonostante la grande divulgazione su argomenti di natura spirituale intercorsa da quei tempi ad oggi, e nonostante alcuni aspetti non siano stati del tutto sviscerati perché le mie orecchie non erano pronte ad udire di più, ritengo sia ancora piuttosto probabile che per qualcuno questo discorso possa risultare illuminante come lo fu per me.

Ecco quanto mi fu detto:

“Quando nella vita succedono delle cose brutte, che fanno soffrire, una ragione c’è sempre e non è necessariamente una punizione. E’, diciamo, un mezzo per stimolare, perché in questa maniera una persona è costretta in qualche modo a progredire, a guardarsi dentro.

Quando una persona è contenta, non ha stimoli ad andare avanti, a cambiarsi, a vedersi, a studiarsi dentro, a vedere quello che c’è in lei che non va bene. Soltanto il dolore riesce qualche volta ad aprire una breccia in questo muro in cui le persone tendono sempre a chiudersi, quasi a proteggersi.

L’uomo ha dentro di sé un forte istinto di conservazione, che naturalmente gli è necessario per vivere, ma che però lo chiude, gli impedisce di comunicare con gli altri esseri e soprattutto gli impedisce di cambiare, di migliorare.

L’uomo tende a conservarsi così com’è, ma tutto quello che non si muove, che non va avanti, è come se fosse già morto. Per questo c’è nella vita questo stimolo, questo qualche cosa, questo che si chiama dolore, sofferenza, che costringe sempre una persona a non fermarsi, ma a cercare sempre nuovi equilibri, nuovi modi di vita, di comportamento.

La funzione del dolore è questa, solo che molto spesso coloro che soffrono non lo capiscono, anche perché è difficile capire, e non capendo questo dolore in pratica è sterile, non ha la funzione che si potrebbe dire educativa, no?

Molte volte nella vita ci sono fatti, situazioni dolorose che si ripetono, sembra si debbano sempre ripetere: c’è una ragione perché questo succede. Queste cose, queste esperienze si ripetono perché non sono state assorbite. Nel momento in cui una persona capisce, o comincia a capire il perché di questo tipo di sofferenza che ogni tanto si ripresenta, ecco che la cosa cambia. Questa esperienza non si presenta più, oppure qualche volta si presenta in forma sempre più attenuata, perché ha raggiunto il suo scopo.

La situazione ideale non c’è mai, e questo per nessuno, però si può raggiungere anche qui un compromesso. L’importante è non abbattersi, continuare a pensare che in fondo gli avvenimenti, tutto quello che succede, è strettamente legato alla nostra persona, al nostro modo di essere.

Se queste cose succedono è perché in qualche modo noi vogliamo che succedano: chiaramente non è una volontà cosciente, ma è una ‘forma’ del nostro spirito per cui ad ognuno di noi capitano delle cose che sembrano anche strane, assurde, inutili, che però hanno un profondo legame con noi stessi, col nostro intimo.

Questo bisognerebbe, non dico capirlo, ma perlomeno metterlo nella logica, nell’ottica della propria vita: se capitano certe cose una ragione c’è e la ragione principale, generale, è quella che, tutto sommato, queste cose servono a far cambiare la persona, a farla cambiare in meglio.

Questo è molto importante: cioè la vita va capita, nel senso che negli avvenimenti, in ciò che succede, una ragione c’è sempre. Se si riesce a capire il perché di ciò che succede, basta, poi tutto si spiega.

In fondo i protagonisti della vita siamo noi, noi esseri umani. Non c’è nessuna entità che dall’esterno ci imponga quello che dobbiamo fare o non dobbiamo fare. Tutto ciò che avviene in fondo è opera nostra, anche se non lo sappiamo.

In fondo noi siamo come quelle persone che vivono, fanno la loro vita e poi improvvisamente perdono la memoria. Non si ricordano più di quello che hanno fatto perché hanno perso la memoria, però lo hanno fatto. E naturalmente quando uno perde la memoria si trova in una situazione che non capisce più, perché la vita, le azioni che ha fatto prima di perdere la memoria, continuano a produrre i loro effetti.

Lui però non se ne ricorda più e non capisce più perché certe cose stiano succedendo. Questo però non toglie la sua responsabilità: in qualche modo la perdita di memoria gli ha tolto la possibilità di capire il perché di una certa situazione, ma non lo libera dalla situazione.

L’uomo è un po’ così. L’uomo se la prende con la vita perché non sa che la vita che sta vivendo è una conseguenza di quello che ha fatto, non si ricorda più quello che ha fatto.

Sto parlando nell’ottica delle vite passate. Cioè la tua vita presente è la conseguenza di una  serie di vite precedenti, quindi c’è una ragione per cui sta succedendo questo che succede.

Guarda che non è una punizione, intendiamoci bene, è un qualche cosa che a te ci vuole per aiutarti a cambiare, a progredire. In fondo lo scopo è questo. Non è che tu sia punita per aver fatto chissà che cosa, l’importante non è quello che si è fatto, è quello che si è.

L’uomo non è responsabile di fronte a sé stesso di ciò che fa, ma di ciò è, capisci? Perché è in grado di cambiare la propria natura.

Se uno fosse stato fatto in un modo, come insegna la religione cristiana, allora si potrebbe dire che la colpa non è sua, in fondo. La sua responsabilità è relativa perché è stato fatto così, quindi lui agisce per come è stato fatto. Quindi, sì, potrà correggersi, però la colpa iniziale, il peccato originale, non è il suo.

Questa sarebbe una logica, però la logica orientale nostra, diciamo, che in fondo poi è quella vera, dice “Guarda, benedetto uomo, che tu non sei stato creato da Dio, ma ti sei creato da te, quindi tu sei quello che hai voluto essere, quindi non puoi prendertela con Dio o col destino o con gli altri uomini se le cose non ti vanno bene. Se le cose non vanno bene la responsabilità è solo tua!” Capisci? L’importante è non lasciarsi abbattere.

Il mio insegnamento fondamentale è “Guarda che tutti siamo Dio”. Ogni persona, ognuno di noi è, non una divinità, è LA divinità, è un aspetto della divinità.

L’unico grosso ostacolo perché la divinità che è dentro di noi si esplichi e venga fuori è dato dal fatto che noi non sappiamo di essere Dio. Non basta saperlo, naturalmente, ma  bisogna sentirlo dentro di sé, che è molto più difficile. Ma nel momento in cui noi riscopriamo la scintilla divina che è dentro di noi, i nostri problemi spariscono.

Guarda che tutto il mio potere deriva solo da questo, solo dalla coscienza di essere Dio, dall’aver sviluppato la parte divina che è dentro di me. Ma è la stessa parte che hai tu, la stessa parte che ha ogni essere umano, ogni creatura, anche gli animali.

Tutte le creature viventi hanno dentro di sé questa scintilla, solo che non la tirano fuori. La causa del male e della sofferenza è proprio qui.”

 

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Una risposta a "Sai Baba sul dolore"

  1. Nel leggere queste parole sul dolore ho ritrovato quello che finalmente ho capito da pochissimo tempo dopo una vita in cui mi sono a volte odiata per le scelte che ho fatto e che andavano spesso contro ai miei desideri e al mio modo di essere. Adesso però ho capito che se la mia vita fosse stata diversa, anch’io sarei diversa e forse non avrei raggiunto la consapevolezza di ciò che veramente desidero e quella serenità che in parte ho conquistato. In fondo è vero che sono le sofferenze che ci spingono a cambiare e quindi ad andare avanti. Adesso però…mi basta così.

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