Il Buddha sul mangiare carne.

“Mangiare la carne spegne il seme della grande compassione.” Mahaparinirvana Sutra

Un insegnamento considerato fondamentale nell’autentica dottrina buddista, e che è tutt’oggi considerato il Primo Precetto buddista, è: “Non uccidere, anzi mantieni e tutela ogni forma di vita.”

E’ interessante notare che nello stesso secolo in cui Budda insegnava la dottrina della contemplazione e della non violenza, idee analoghe venivano predicate da Confucio in Cina, da Zoroastro in Persia, da Pitagora in Grecia, da Isaia a Gerusalemme e, in un’altra parte dell’India, da Mahavira.

Il 55° discorso del Budda,  tratto dal Testo Pali, che comprende 152 discorsi trasferiti dai discepoli del Buddha e che costituisce  una preziosa e inestimabile testimonianza diretta del pensiero del Buddha, ha per argomento  “Del Mangiare Carne”.

Il 55° discorso del Budda

“Tre casi vi sono in cui io dico non mangiare carne: vista, sentita, sospettata.” Quindi secondo il Buddha, la carne non va mangiata in nessun caso, a meno che non la si mangi per errore. Infatti egli specifica che la carne non va mangiata se uno la vede, ossia se si rende conto che è carne; la carne non va mangiata se sentita, ossia se uno è stato informato che si tratta di carne; infine, la carne non va mangiata se sospettata, ossia se uno ha solo il sospetto che quello sta mangiando potrebbe essere carne.

A convalida di ciò in seguito il Buddha aggiunge: “chi toglie la Vita (agli animali) acquista cinque volte grave colpa.” E in seguito chiarifica quali sono queste cinque colpe.

Prima colpa: “perché egli comanda: portate qui quell’animale. Quindi egli è colpevole di aver ordinato di catturare quell’animale.”

Seconda colpa: “perché l’animale trascinato, tremante e riluttante, prova dolore e tormento.”

Terza colpa: “perché egli ordina: uccidete quest’animale.” In effetti, chi mangia carne è proprio colui che, sia pure indirettamente, dà l’ordine di uccidere l’animale.

Quarta colpa: “perché poi l’animale nella morte prova dolore e tormento.” Sempre per lo stesso motivo, chi mangia carne provoca dolore e tormento agli animali.

Quinta colpa: “perché egli poi fa ristorare sconvenientemente, perciò egli s’acquista per la quinta volta grave colpa.”

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Con ciò il Buddha fa capire che chi mangia carne non commette solo le quattro colpe precedenti, ma anche una quinta colpa grave, ossia quella di “far ristorare sconvenientemente”, ossia far mangiare questo cibo ad altri, portandoli in colpa; ed in più con un alimento sconveniente, non atto all’uomo.

Con questo discorso, Buddha chiarifica senza ombra di dubbio qual è il suo pensiero sul mangiare carne e lascia intendere che coloro che  in seguito decideranno di ignorare o, ancor peggio, modificare in mala fede il suo discorso, per poi convincere altri a farlo e a seguirlo, se ne assumeranno  tutte le responsabilità e ne pagheranno le inevitabili conseguenze.

Col passare dei secoli si è andati nella direzione di una pratica meno rigorosa dei principi del Buddha, ma i più religiosi considerano ancora mangiare la carne un attività inferiore, e chi lo fa è tuttora considerato un fuori casta. Per esempio, carne e pesce non compaiono mai nella dieta dei monasteri buddisti zen, dove i maestri zen devono la loro reputazione a una stretta disciplina e alla adesione inalterata alle antiche regole. Anche i  movimenti buddisti contemporanei  si danno da fare per ristabilire i principi vegetariani nella tradizione buddista. Del resto, basta leggere senza nessun preconcetto i discorsi del Buddha e la storia della sua vita Terrena per estirpare qualsiasi dubbio.

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