Scelte alimentari

Un po’ di tempo fa mi è capitato di leggere un articolo di Salvatore Brizzi, intitolato “In difesa di Adriano Panzironi”, nel quale annuncia che da alcuni mesi aveva preso a seguire un nuovo regime alimentare, passando quindi da un’alimentazione vegetariana a quella proposta dal giornalista Panzironi nel suo libro “Vivere 120 anni-La verità che nessuno vuole raccontarti”.

In pratica, ciò che codesto giornalista suggerisce è di eliminare lo zucchero, il pane, la pasta, la pizza, il riso, le patate, i legumi, i latticini, la birra e gli alcolici zuccherosi, per mangiare senza limitazioni ciò che mangiavamo da primitivi, cioè carne, pesce, uova, verdure, frutta secca e poca frutta fresca, il tutto accompagnato da molta acqua. La motivazione addotta dall’ autore del libro per queste indicazioni alimentari è che l’eccesso di amidi e zuccheri nella nostra dieta è la causa della maggior parte dei disturbi e delle malattie moderne. Secondo lui, prima dell’avvento della coltivazione dei cereali e legumi, l’essere umano che cacciava e mangiava carne era più forte, più atletico e più sano; quando invece diviene stanziale e comincia a coltivare e cibarsi di cereali degenera fisicamente.

Mi pare di capire che si tratti in pratica della cosiddetta dieta paleo o dieta ‘evolutiva’, che è una leggenda metropolitana lanciata per la prima volta nel 1975 dal gastroenterologo Walter Voegtlin. In realtà non sappiamo come mangiassero i nostri antenati 1-2 milioni di anni fa nei vari continenti, nelle diverse stagioni e latitudini. Verosimilmente c’erano molte ‘diete paleo’ che variavano con le stagioni, per cui stiamo parlando di un modello alimentare che non è mai esistito. Diversi esperti sin dagli anni 70 hanno ritenuto questa ipotesi una mera congettura e recenti analisi della placca dentale di resti di Austalopithecus sediba (Sud Africa, 2 milioni di anni fa) evidenziano che l’alimentazione era molto simile a quella di molti primati contemporanei. Sempre l’analisi della placca dentale dell’uomo di Neanderthal (200 mila-40 mila anni fa) evidenzia il consumo di alimenti ricchi di amido gelatinizzato, una trasformazione che avviene solo quando si cucinano dei cereali amidacei. Nulla a che vedere, quindi, con la supposta dieta ricca di carne tanto cara ai seguaci del regime paleo.

Devo dire di essere rimasta piuttosto sorpresa dalla notizia che Brizzi sia tornato ad un regime alimentare carneo, dopo la scelta vegetariana che aveva compiuto più di otto anni fa, soprattutto considerato che egli si adopera per il risveglio delle coscienze. Credo anche, nonostante la stima che ho per lui, che non abbia centrato il punto in merito all’argomento alimentazione.

Lui sostiene che essere in un percorso spirituale comporta avere cura del nostro corpo e che, benché sia stato ormai assodato che vi è una corrispondenza tra i nostri stati interiori e le reazioni chimiche nel nostro organismo, tuttavia non vi è certezza di quale sia la causa e quale sia l’effetto, pertanto si deve tenere in considerazione che l’ingestione di determinate sostanze alteri in maniera anche notevole la nostra sfera psichica e spirituale. Per es., adesso pare che gli zuccheri ci facciano diventare aggressivi. Secondo me, ci vuole una mente davvero labile e poco strutturata perché questo possa avvenire!

In passato egli riteneva nociva l’assunzione di carne in quanto essa rimane intrisa della paura, della sofferenza emotiva e del dolore fisico che gli animali provano dapprima nelle spaventose condizioni cui sono sottoposti sul luogo di allevamento, e poi durante il trasporto e al momento del macello. La sua posizione attuale invece è che, nonostante questo, consumare carne non rallenti l’ottenimento di realizzazioni spirituali in quanto la negatività delle emanazioni sottili che incameriamo non è maggiore di quella che proviene dall’avere sempre lo smartphone addosso, dal passare un sabato pomeriggio all’ipermercato o dal guardare un telegiornale.

Personalmente concordo sul fatto che siamo costantemente immersi in campi di vibrazioni negative che comunque ci influenzano, almeno fintanto che non saremo abbastanza centrati da essere noi ad influenzare l’ambiente e non viceversa, e che pertanto quelle che provengono dall’assunzione di carne non spostino poi molto il risultato; come anche concordo in merito alla cura che dobbiamo al nostro corpo in quanto non vi è soluzione di continuità tra spirito e materia. Rimane comunque tutto da dimostrare, anche da un punto di vista squisitamente salutistico, che mangiare carne faccia bene e quindi rientri nella cura del corpo.

In merito a questo i medici più in voga che si occupano di alimentazione hanno opinioni diverse:

¬ il dottor Piero Mozzi, quello della dieta dei gruppi sanguigni, ritiene che la carne sia indicata per ciascuno di essi e addirittura obbligatoria per il gruppo 0; quando poi il processo infiammatorio del corpo è forte egli consiglia di mangiare esclusivamente carne e pesce, indipendentemente dal gruppo di appartenenza.

¬Il dottor Marco Lanzetta, microchirurgo ed ortopedico, fondatore del Centro Nazionale Artrosi, al contrario mette la carne in cima alla lista dei cibi da evitare in quanto tossica e acidificante; consiglia una dieta vegana, quindi senza nemmeno uova e latticini, con l’unica eccezione, se si desidera, del pesce azzurro per non più di due volte la settimana.

¬Una posizione mediana è quella del prof. Franco Berrino, epidemiologo ed oncologo, il quale    sostiene che “la raccomandazione del mondo della ricerca scientifica è quella di basare l’alimentazione quotidiana su cibi di natura prevalentemente vegetale non industrialmente raffinati: non la farina bianca ma quella integrale; non il pane bianco ma quello integrale e così per il riso. Quindi è bene scegliere su un’ampia varietà di cereali non raffinati industrialmente, di legumi, di verdure, di frutta. Si alla carne e ai formaggi ma non come abitudine quotidiana.”

In buona sostanza i cosiddetti fondamenti scientifici corrispondono sempre a delle opinioni. Ciò che invece non può essere un’opinione per chi è nel sentiero spirituale sono le considerazioni etiche legate al tema della alimentazione.

Sentire il richiamo dell’anima vuol dire abbandonare la logica dell’ego, orientata al proprio esclusivo vantaggio, per spostarsi nel regno dell’amore, che è inclusivo e fa sentire parte di tutto ciò che esiste e che si manifesta nell’empatia, nella compassione e nella gioia della condivisione. Dov’è il nostro amore se per mangiare una cotoletta contribuiamo alla tortura ed al massacro di creature viventi e senzienti?

Tutti ormai sanno anche che gli allevamenti intensivi, sempre più numerosi e mastodontici, sono la principale causa di inquinamento del pianeta e costituiscono inoltre un colossale impoverimento delle risorse in quanto i 2/3 delle terre fertili sono impiegati per coltivare cibo per gli animali da macello anziché andare a nutrire le persone. E’ chiaro che uno stile di vita del genere è inconciliabile con un solo pianeta. Dov’è dunque il nostro amore se contribuiamo alla distruzione di Madre Terra?

Vale qui la pena di ricordare che senza amore non c’è gioia: ciascuno può verificarlo in proprio. L’essenza del discorso alimentare, come anche di qualsiasi altro settore della vita, è meravigliosamente riassunta dalle parole di Gesù, unite a quelle di Gandhi; il primo disse: “Ama il prossimo tuo come te stesso”, il secondo “Il mio prossimo è tutto ciò che vive”. E’ tutto qui.

Ecco invece le parole del calciatore Chris Smalling, che sembra averlo capito: “Perche’ sono diventato vegano? La cosa che mi ha spinto di piu’ e’ il benessere degli animali. Forse ho cominciato per gli aspetti legati alla salute, visto che mi riprendevo meglio dopo le partite. Poi ho visto alcuni documentari, ho letto dei libri e ho scoperto cose difficili da ignorare”.

 STRALCI  DA LIBRI DI ANNE GIVAUDAN E DANIEL MEUROIS

ANNE GIVAUDAN, Piccolo manuale per un grande passaggio,ed . Amrita, Torino 2013, pagg. 61-62.

Facciamo attenzione ai messaggi del corpo

Possiamo notare che, in genere, alimenti che un tempo consumavamo senza difficoltà, ora sono mal tollerati, e se da un lato è evidente che in ciò che mangiamo ci sono più pesticidi, più prodotti tossici di una volta, dall’altro notiamo che anche quando cerchiamo di mangiare sano e biologico, certe cose proprio non ci piacciono più o non le tolleriamo più. E’ segno che anche i nostri corpi fisici sono in piena trasformazione, e dunque vanno ascoltati fornendo loro ciò che serve affinché funzionino bene.

Certe idee di un tempo, del tipo “se non mangi carne ti ammalerai” oggi sono obsolete. Ovviamente è essenziale una alimentazione equilibrata, ma l’equilibrio della mente ordinaria e della psiche lo è molto di più per lo stesso corpo fisico affinché possa poi trasformare in energia tutto quello che gli proponiamo.

Gli Esseni … sostenevano che la qualità dei nostri pensieri influisce sulla qualità di quanto abbiamo nel piatto, … avevano perciò l’abitudine di benedire il cibo.

Oggi sentiamo parlare sempre più spesso di persone che si nutrono di prana per un certo periodo o anche per lunghi periodi, a dimostrazione che non è solo il cibo fisico a permetterci di vivere.

Ciò detto, ci troviamo ancora in un mondo di materia ed il piacere del gusto ne fa parte, così come gli elementi provenienti dal mondo vegetale. Questo ci mette di fronte ad una evidenza, se mai ci fosse ancora bisogno di dimostrazione: il corpo fisico obbedisce alla mente, è malleabile, con possibilità infinite, il che induce al rispetto di ogni forma di vita e non c’è bisogno di sottrarre la vita ad altri esseri per vivere; uccidere esseri umani per impossessarsi del loro territorio o uccidere animali per impossessarsi della loro pelliccia, del sangue o della carne non ha più alcun senso. E’ un semplice retaggio delle nostre credenze e delle nostre abitudini.

Certamente vi sono popoli che, per sopravvivere, hanno bisogno di togliere la vita ad un animale; ma in questo caso vi è un accordo fra il mondo degli animali e quello degli uomini, niente campi di concentramento e sperimentazioni a catena che distruggono tanto l’uomo quanto l’animale, sminuendo la dignità di entrambi.

e D. MEUROIS GIVAUDAN, Il popolo degli animali, ed. Amrita, Torino 1995, pag. 172

“L’abitudine di mangiare carne è solo un’abitudine culturale e non risponde in alcun modo ad una necessità dettata dal corpo umano, che può trovare altrove ed altrimenti le proteine di cui ha bisogno. Fin d’ora e nei decenni a venire, constateremo un netto progresso del vegetarianesimo, perché le nuove  generazioni sono state istruite in questo senso prima ancora di incarnarsi. Questo testimonierà l’inizio di un affinamento della coscienza umana che si appresta a rimettere in causa il suo rapporto, il suo situarsi nei confronti di ciò che globalmente chiamiamo Vita.

Dal punto di vista della salute, un gran numero di disturbi e di malattie possono essere considerevolmente alleviati dalla pratica del vegetarianesimo. D’altronde, questo va considerato più come una filosofia di vita che come una dieta, perché la nozione di dieta porta con sé quella di privazione e questo non può essere il caso di un vegetarianesimo compreso bene e vissuto bene. E’ tuttavia inutile voler forzare un individuo a diventare vegetariano, perché il vegetarianesimo è un atteggiamento che l’essere scopre da sé armoniosamente, ad un dato stadio della propria evoluzione. Bisogna parlarne, suggerirlo, spiegarlo.   

Bisogna semplicemente avere la lucidità di riconoscere che la nostra epoca, che viene definita moderna ed evoluta, in realtà è soltanto un’altra manifestazione della preistoria della coscienza umana terrestre, alla quale ben pochi sfuggono. Nei milioni di anni a venire, l’uomo sarà chiamato ad oltrepassare lo stesso vegetarianesimo per nutrirsi di prana o, per meglio dire, farà circolare più pienamente, più coscientemente questo prana in se stesso. Verrà il tempo in cui il fatto di mangiare un animale sembrerà ripugnante e primitivo quanto il fatto di mangiare un essere umano, e poi un tempo in cui il fatto di consumare un vegetale sarà anch’esso percepito come un atto di crudeltà.

La finalità della Vita non è certo di perpetuarsi nella sofferenza e nella morte, anche se questa è compresa in quanto trasformazione.”

ANNE GIVAUDAN, Alleanza, ed. Amrita, Torino 2001, pag. 134.

E’ un extraterrestre che sta parlando ad Anne.

“ … Conosciamo bene le grandi Leggi della Vita, e per questo non desideriamo mai distruggere una vita, quale che sia, a fini personali. La Vita è Sacra e nessuno è autorizzato a servirsene senza subire un giorno o l’altro il contraccolpo. Non esiste l’impunità e nemmeno la punizione così come la concepite sulla Terra. Nessuno punisce nessuno, le leggi sono quelle che sono. Aggirarle o opporsi ad esse può essere solo una cosa momentanea; ovviamente non mi riferisco alle leggi umane, ma alle Grandi Leggi universali.

Qui, non proviamo alcun piacere a nutrirci di morte, ma non sto facendo la morale, sappi solo che la morte genera la morte, proprio come la violenza genera la violenza. Guarda queste tavole imbandite: ci sono molti vassoi di frutta, talmente varia che sicuramente non sapresti darle un nome. Di fatto il nostro cibo è semplicissimo: viviamo di ciò che possiamo raccogliere, perché ciò che viene raccolto è per noi un dono della Vita alla vita. Non recidiamo, non sradichiamo, ma seminiamo grazie ai nostri piccoli veicoli e i semi attecchiranno spontaneamente nei luoghi più propizi alla loro crescita.

Il nostro cibo è essenzialmente costituito da particelle di vita che circolano nell’aria che respiriamo. Alcuni di noi, d’altronde, vivono solo di questo. Il miele, il mais e la frutta, oltre ai petali e a tutto ciò che può essere raccolto, può comunque contribuire alla nostra alimentazione, vuoi per il piacere dello scambio che avviene fra la guida o il Deva della pianta e noi, vuoi per il semplice piacere dei sensi, oppure per la necessità di captare una qualità attraverso il frutto che si offre a noi …”

 

Mohandas Gandhi.

 

 

 

 

 

 

 

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